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Buscagna, Misanco e Dumenta

Buscagna, Misanco e Dumenta

Di Paolo Crosa Lenz

Il 23 maggio 1494 compaiono di fronte a Giovanni Antonio Ivanerza, Commissario e Castellano di Domo d’Ossola, i rappresentanti delle comunità di Baceno e Croveo da una parte e quelli di Mozio e Viceno dall’altra. Il signore di Mattarella è stato eletto arbitro per dipanare la complessa matassa dei diritti di pascolo e d’alpeggio sui monti occidentali di Devero. La vasta distesa pianeggiante e fertile dei pascoli di Buscagna, da sempre considerata il più ricco alpeggio comunale dei terrieri di Baceno, ospitava sulla sommità della scarpata che precipita sul piano di Devero alcune stalle e casère (la Corte Vecchia). Al fondo del pascolo, dove la montagna inizia a salire verso il valico della Scatta d’Orogna, vi erano le Saa ‘d Curnera (i luoghi impervi dove raccogliere l’erba di rupe) e le Locie (brevi pascoli estivi dove le mandrie venivano condotte per nutrirsi di erba selvatica); attorno a Buscagna si aprivano tra i larici piccoli pianori erbosi (il Pian d’la Lischia, i Transc, ul Mòt) che arricchivano l’alpeggio.

Poco sotto il piano di Buscagna, sulle pendici del Monte Cazzola, in una valletta vi era il corte di Misanco, anch’esso circondato da radure d’erba ritagliate sulla montagna (Curt du Vel, la Pianezza lunga, la Pianezza d’la Crosa); un ampio sentiero per le mucche scendeva a Pedemonte di Devero, mentre un altro portava a Dumenta (oggi Pian di Menta). Anche attorno a Dumenta altre radure a pascolo: curt ‘d Bartuloz (già citato in un documento del 1540), Pian dal Buus, la Locia Runda.

L’arbitrato del 1494 sentenzia:

Che Misanco e Buscagna restino in Commune tra dette parti

Che resti facoltativo a quei di Mozio a far un’altra casera nell’Alpe di Misanco

Che la Tensa resti ai Bacenesi

Che sia lecito alli Bacenesi di rifar il Corte in Buscagna, che sta sotto il Sasso di Buscagna

Che Dementa sia primaria de’ Bacenesi, con questo che nol puossin impedire ivi passarvi per andar in Misanco con le bestie, come altresì debbano i Bacenesi tollerare in caso di neve che possin quelli di Mozio venir con le loro bestie nel detto Alpe di Menta e fermarsi anco per due giorni.

Che dette alpi di Misanco, Buscagna non si puossino da dette parti dividere in perpetuo come da detta sentenza arbitramentale.

Il documento è importante perché, oltre ad essere esemplificativo del modo in cui venivano regolati i diritti d’alpeggio, fornisce preziose indizi sulla storia di Devero alla fine del XV secolo.

Il XV e XVI secolo sono un momento cruciale nella storia delle Alpi in quanto è ancora attiva, ma si sta esaurendo, la grande spinta colonizzatrice che portò le comunità alpine a dissodare e utilizzare i più elevati luoghi montuosi. Al contempo, le mutazioni climatiche che porteranno alla “piccola età glaciale” annulleranno la spinta espansiva della colonizzazione alpina e porteranno all’avvio dei primi processi migratori.

Dal documento emerge come l’utilizzo del territorio sia ormai assestato e di lunga data (rifar il Corte di Buscagna), così come esso riservi tuttavia ancora nuove occasioni per incrementare il carico del bestiame (a far un’altra casera nell’Alpe di Misanco). Emerge anche come la stagione estiva d’inalpamento sia soggetta a bruschi accorciamenti con nevicate precoci che impongono l’abbandono repentino dei pascoli superiori (tollerare in caso di neve che possin venir con le loro bestie e fermarsi anco per due giorni). Un trasferimento obbligato prima di scendere definitivamente ai pascoli inferiori e nei villaggi di fondovalle. L’importanza di fermarsi anche solo pochi giorni in più sui pascoli superiori emergerà poi chiaramente nei documenti sette-ottocenteschi con le liti sulla tresa (il pascolo comune) di Devero.

Il patto del 1494 ebbe tuttavia vita breve. I preziosi documenti manoscritti, conservati in due faldoni (circa quattrocento carte)

nell’archivio storico del comune di Baceno, raccontano di una contesa per il possesso dei pascoli e alpeggi di Buscagna, Misanco e Dumenta che durarono quattro secoli e permettono di ricostruire un frammento della storia sociale di Devero, illuminante della più ampia storia delle Alpi. Fra il 1494 e il 1799, anno della seconda transazione “concorde” sul possesso degli alpeggi, le comunità di Baceno e Croveo furono contrapposte a quelle di Mozio e Viceno in una infinita serie di litigi e controversie giudiziarie, reciproche “catture” di bestiame con conseguenti processi. In questi tre secoli sono documentate quindici sentenze giudiziali presso i tribunali della valle e di Novara, a volte a favore di una, altre a favore dell’altra comunità. Una lite infinità che dissanguò le povere casse di poveri villaggi di montagna (alla fine dell’Ottocento fu calcolato che per il solo comune di Baceno le controversie per Buscagna costarono circa 40.000 lire del tempo).

Una memoria manoscritta (probabilmente redatta nel 1714 da un console di Baceno) ricostruisce la vicenda ed elenca le sentenze a favore o contrarie ai diritti dei bacenesi: 1514 pro, 1536 contra, 1537 contra, 1539 contra, 1540 contra, 1623 contra, 1657 pro, 1668 contra, 1669 mista, 1671 pro, 1675 pro, 1684 pro, 1686 contra, fine ‘600 mista, 1714 contra.

All’inizio dell’estate 1536 Gio. Lupetti, camparo (guardia campestre) di Baceno e Croveo sequestra alcune bovine che pascolano nell’alpe Dumenta. Il 25 luglio dello stesso anno i Moziesi denunciano Antonio e Goffredino del Barore di Croveo che vengono condannati a pagare 44 scudi  per aver pascolato le loro bovine in Misanco, nel luogo detto sott’il Moto.

Il sequestro darà origine a reciproche catture di bovine e capre che verranno rilasciate dietro pagamento di tasse alle comunità e, in caso di mancato pagamento, verranno trattenute.

Il 17 marzo 1540 Gio. Batta Crociano, Capitano, Commissario e Castellano di Domo d’Ossola ordina: Che Dementa dalla stalla Delli Bartolotti in giù sin alli prati di Devero sia in Commune. La sentenza stabilisce anche che i pastori di Baceno e Croveo possono pascolare in Dumenta solo da aprile alla fine di giugno, quando vi saliranno le mandrie di Mozio e Viceno. Stabilisce inoltre che la Tensa (il pascolo comune) sia di Mozio e che Baceno possa inalpare in Buscagna soltanto 25 vacche e 15 vitelli, mentre le capre hanno pascolo libero. La pesantezza della sentenza contraria a Baceno riaccese il fuoco della contesa, tanto che nel XVII e XVIII secolo quasi ad ogni estate si assistette a reciproche catture di bestiame con conseguenti processi.

Il verbale di un processo (1623) è esemplare, nella sua scarna essenzialità, dell’affermazione di antichi diritti (risalenti all’epoca della prima colonizzazione) mai definiti chiaramente in via giudiziaria. E’ la testimonianza di  Gioannetto figlio di Bartolomeo di Croveo. Ritrovandomi io nella montagna di Deuro, alla cura delle mie bestie, ivi il figliuolo del Console Pietro Antonio à posta per trouarmi, che ancora di mia compagnia si trouava Domenico Augatio, il quale ne disse a tutti duoi, bisogna che venite con me, per essere testimonio, che nella montagna detta Menta nostro territorio, si ritrovano le bestie di questi di Mozio, et Viceno, quali danno gravissimo danno. Gli andassimo nel detto luogo di Menta montagna di Croveo, et Baceno, ed erano al numero di quarantacinque bestie, ora gosse, picole, de quali ne’ pigliassimo tre, et le menassimo in Croveo, a casa del Console Guinetto, et credo, che gli habbino ricorrere à rilasciare con sigurtà a detti di Viceno, et Motio. –

Interrogatus se detti di Viceno, et Mozio hano a che fare in detto luogo di Menta

Respondit: Signor no, che io sappi, et è nostra montagna, et è stata poseduta dal comune di Croveo, et Baceno, dieci ani che un’altra volta, che molto bene mi ricordo gli nostri consoli gli menarono via circa quindeci bestie dal detto luogo.

Interrogatus se quando menano via le tre bestie, come ha detto, v’era altro della parte contraria, e che cosa fecero-

Respondit: Signorsì che vi era gente della contraria parte, ma non gli so dare il nome; et li conosco solo per vista; quali si opposero, che non volevano che gli menassimo via, ma finalmente pigliassimo quelle tre.

Interrogatus se le casere che sono in detto luogo di Menta sono di quelli di Viceno, Motio overo sono di Baceno o di Croveo.

Respondit: Signor le casere sono nostre  et li detti di Viceno vengono ivi solo del giorno à dare danno, et à mangiare herba.

Dopo quasi un secolo di ricorsi e processi, nel 1714 il tribunale di Domodossola ordina che gli alpeggi in questione appartengano tutti a Mozio e Viceno. Ne seguirono cinquant’anni selvaggi in cui, ad ogni estate, la conflittualità latente sui monti di Devero esplodeva in risse, “catture” di bestiame, scontri improvvisi in cui a volte comparivano gli archibugi. Ecco il lamento desolato di un console di Baceno: ”… attesa la detta ordinanza li Moziesi fanno alla peggio senza alcuna ragione e fanno pascolar sino alla Villa de Ponti di Devero e pur anco nel Piano”. D’altra parte le comunità di Mozio e Viceno, forti dell’ordinanza del 1714, esigono il riconoscimento dei diritti affermati.

La Communità di Mozio, e di Viceno in pubblica vicinanza pretendono che la Com. di Baceno, e Croveo debbano abstenersi da Buscagna e Lareggio … con mettersi il termine con fare palate, o altro riparo. f. Laus Deo. Sindici di Mozio.” E un console di Baceno commenta a margine della carta: “Come parlano bene”.

Terminate nel 1731 le cause giudiziarie davanti al Regio Senato di Milano, alla fine del secolo si arriva ad una nuova transazione tra le comunità in lotta che dovrebbe porre definitivamente termine alla controversia. Nel 1780 la comunità di Baceno e Croveo aveva formato propri Bandi Campestri che ribadivano il possesso privato dei pascoli di Dumenta. Sulla base di essi il camparo di Baceno aveva sorpreso il 27 luglio 1795 centocinque bovine appartenenti a Paolo Alberti Violetti, Luigi Triboli e Giuseppe Biancossi, tutti di Mozio e Viceno, pascolare tra Dumenta e Pedemonte. Ne seguì la “cattura” di parte della mandria e la denuncia dei proprietari che non vollero pagare la multa impugnando il “possesso immemorabile” del diritto di pascolo.

Per evitare ulteriori spese giudiziarie e definire formalmente i rispettivi diritti, il 4 agosto 1799 si incontrano a Crodo, nella casa del notaio Giovanni Nepomuceno de Nigris, i procuratori delle due comunità per stilare un atto di transazione relativo a Misanco, Buscagna e Dumenta. Per Baceno partecipano Angelo Franzoni, Giuseppe Francioli e Giacomo Bartli; per Croveo Francesco Taddei e Gioanni Pazzinetti; per Mozio Zaverio Minoli e Giuseppe Sussi; per Viceno Giacomo Biancossi e Francesco Toma.

Il documento, dopo tre secoli di liti infinite, conferma sostanzialmente quanto stabilito nella “pace” del 1494 e prima di tutto l’uso comune dei pascoli di Misanco e Buscagna, mentre viene confermato il diritto esclusivo di Baceno e Croveo su Dumenta. I quattordici punti in cui si articola la transazione definiscono minuziosamente le modalità di utilizzo degli alpeggi: il libero transito da Devero durante il carico degli alpi per Mozio e Viceno; l’utilizzo primaverile dei pascoli del Bosetto (il promontorio tra Misanco e Buscagna) per le capre di Baceno, ma la proibizione per “li particolari di Baceno e Croveo a formare il ponte sopra il Riale di Misanco per il transito di dette Capre”. Come corrispettivo per l’utilizzo dell’erba del Bosetto, Mozio e Viceno acquisiscono il diritto all’utilizzo dei pascoli di Dumenta dopo che i pastori di Baceno e Croveo hanno disalpato. Ogni anno le due comunità deputeranno due uomini ciascuno per stabilire il giorno d’inalpamento. In caso di intemperia le mandrie di Mozio e Viceno potranno ripararsi fino a tre giorni, ma non oltre, nel corte di Dementa; Per intemperia si intenderà avvenuto il caso quando le alpi de Misanco e Buscagna saranno coperte di neve.  Otto giorni prima la firma della transazione, i consoli delle due comunità avevano provveduto a piantare i termini di confine, essendo stata scolpita una Croce di rimpetto a detti termini nel sasso esistente presso detti termini. Viene in ultimo sancito il divieto per ogni comunità di pascolare nel corte dell’altra. Il riferimento alle intemperia, nel periodo culminante della “piccola età glaciale” (seconda metà del XVIII secolo), è indicativo di un utilizzo prolungato ed estremo di stagioni d’alpeggio soggette a nevicate improvvise e a precipitose ritirate di uomini e mandrie.

Il documento è interessante anche perché mette in luce una comunità di Baceno e Croveo “aperta”, con la presenza di uomini provenienti da altre valli e paesi in posizione eminente. Una comunità in cui gli antichi privilegi di vicinanza si stanno affievolendo a favore di nuovi ruoli sociali basati sulla proprietà acquistata con il denaro. Alla firma della transazione sono presenti come testimoni per Baceno  Antonio Bernardetti nativo della Valle Anzasca e Giuseppe Zani del borgo di Omegna, entrambi residente in Croveo testimonj noti, ed idonei. Fra i procuratori vi è Angelo Franzoni, nativo del luogo d’Invorio e residente in Baceno. Uomini inseriti a pieno titolo nella comunità, tanto da essere chiamati a funzioni di rappresentanza degli interessi comuni in un atto vitale per l’economia pastorale di Baceno.

Benché la transazione del 1799 avesse dovuto scrivere la parola fine ad un disputa secolare, ciò non avvenne. Nonostante il primo punto dell’atto stabilisse che le due comunità dovessero rinonciare come rinonciano ad ogni rispettiva istanza, il pacifico utilizzo di pascoli e alpeggi, estate dopo estate, durò poco. Il confine stabilito sul Riale di Misanco per il pascolo delle capre fu spesso violato, tanto che i campari di Viceno effettuarono ripetute “catture” di capre appartenenti alla comunità di Baceno (42 capre nel 1830 e 52 nel 1847). La mattina dell’11 luglio 1851, la Teresa, moglie di Giacomo Corda del Devero, sale di corsa il sentiero per Misanco perché il camparo di Viceno le ha “catturato” 18 capre che avevano superato il riale. Ne segue l’ennesimo atto formale di sequestro da liberarsi dietro il pagamento di una multa che la Teresa rifiutò di pagare perché aveva il permesso di lasciar pascolare in detti luoghi le sue capre. Il permesso non era altro che il riaffiorare di antichi diritti avanzati da tempo immemorabile. E la Teresa ricorda che da oltre trent’anni le sue capre pascolavano in quei luoghi. Ne seguì l’ennesimo processo presso la Giudicatura di Crodo dai cui atti emerge il permanere di una conflittualità latente basata su un’inesausta fame d’erba e su comportamenti mai codificati. Il verbale racconta come le capre … vennero enumerate alla presenza perfino dell’attuale vicesindaco del ridetto Comune di Baceno con Croveo signor Michele Coppetti, quale riprovando tale abuso, dichiarava anch’esso farsi luogo alla cattura, e meritevoli di punizione i proprietarj di dette capre. Questo nelle parole del sindaco di Viceno Giuseppe Biancossi basate sulla testimonianza del camparo che effettuò la cattura. La vicenda non era nuova. Tre anni prima infatti … Giacomo Corda recatosi dal sindaco attuale di Viceno implorava grazia di poter far pascolare in detti Corti le sue capre, al quale il sindaco stesso rispondeva alla presenza di due testimonj, che avrebbe per quanto a lui spettante, tollerato una sfuggita delle capre in detti luoghi, ma che creandosi poi abuso l’avrebbe bentosto prevenuto di allontanarle affatto. Il “diritto di cattura” viene accampato anche per un altro motivo. Il sindaco di Viceno seguendo l’antico praticato dei sindaci di quella Comunità non aventi Bandi Campestri regolari, in tali circostanze, faceva evocare il giudizio nanti quest’ufficio pelle ore nove antimeridiane di Francia del giorno venticinque luglio …

Le carte non dicono che fine fecero le capre della Teresa e se la multa venne pagata. Ci dicono invece come, 357 anni dopo la prima transazione per i diritti di pascolo e alpeggio su Misanco e Buscagna, la conflittualità per una manciata d’erba fosse quanto mai accesa.

Tra il 1859 e il 1866 la contesa si sposta su un altro terreno: quello delle quote di carico, cioè la quantità di bestiame che le tre comunità possono inalpare. La tradizione impone che ogni comunità inalpi circa 50 bovine, escluse pecore e capre, ma il praticato estivo di ogni anno porta altre liti perché ogni casata cerca di inalparne un numero maggiore con conseguente ricerca affannosa di nuova erba e risicati tempi d’alpeggio. Non riuscendo a sciogliere il problema, la “vexata quaestio” ripropone i termini della proprietà.

Nell’aprile 1888 il consiglio comunale delibera la vendita degli alpi di Buscagna e Misanco ai comuni di Mozio e Viceno per 9000 lire. Ne segue una sommossa popolare per impedire la vendita. Quattro consiglieri comunali (Giuseppe Costa, Luigi Scaciga,

Giuseppe Francioni, Giovanni Frassetti) e 70 capifamiglia di Baceno e Croveo si rivolgono al prefetto per chiedere la revoca dell’atto di vendita e lo scioglimento del consiglio comunale. Nella lettera di petizione vengono indicate dieci ragioni per la conservazione del possesso degli alpi in questione considerati i più grandi e fertili di Devero. Due considerazioni sono alla base della rivolta: colla privazione degli alpi i terrieri di Baceno sarebbero costretti a disalpare il loro bestiame da Devero almeno dieci giorni prima del tempo solito il che porterebbe loro un gravissimo danno, dovendo per tale tempo alimentare il bestiame collo scarso fieno con cui devono mantenerlo nell’inverno. Da ciò verrebbe anche la conseguenza che, non avendo con che mantenere il proprio bestiame sul suolo del loro Comune, sarebbero costretti con grave danno e spesa a mandare le loro bestie a svernare in Vallese. Vendendo Buscagna e Misanco, il Comune di Baceno sarebbe inoltre obbligato ad una spesa annua per mantenere una guardia a custodire le pecore, affinché dai pascoli alti le greggi non discendano negli alpi e non siano quindi assoggettate alla contravvenzione per pascolo in terreno altrui.

Alla ragione di utilizzare il reddito del capitale ricavato dalla vendita nella coltivazione e diboscamento di altro suolo comunale, i pastori di Baceno rispondono seccamente che “non conviene certo vendere il terreno buono per coltivarne del cattivo”. C’è infine un’ultima ragione per cui gli uomini di Baceno e Croveo vogliono impedire la vendita degli alpi. “Né vale per ultimo il dire che un tale reddito si farebbe riattare la strada di Devero, perché il Comune primieramente non ha bisogno di vendersi le Alpi per riattarsi le strade; in secondo luogo tali riattamenti si fecero sempre con redditi ordinarj del Comune e non si deve pretendere di fare una strada diversa dall’attuale il che tornerebbe ad esclusivo profitto non della maggioranza degli abitanti del comune, ma sebbene dei pochi esercenti che hanno bisogno dello occorrente dei forestieri”.

La vibrata protesta dei capifamiglia di Baceno e Croveo ebbe successo e l’atto di vendita fu ritirato. Erano intanto maturati i tempi per una definitiva conclusione della plurisecolare vicenda di Buscagna e Misanco. Nel 1890 viene approvata una prima convenzione dai tre consigli comunali di Baceno, Mozio e Viceno per la divisione degli alpi. La divisione, giuridicamente formalizzata, conferma l’antico praticato in uso da quattro secoli: Buscagna a Baceno e Misanco a Mozio e Viceno, con l’utilizzo promiscuo del pascolo e un’area di oltre 500 ettari tra la Corona di Creggio e le rocce di Boccareccio destinata al pascolo comune delle capre. Nel 1891 viene firmato l’atto di divisione e nel 1893 vengono apposti i termini “con croci sulle rocce”. Nel 1894 un’ultima convenzione ratifica il tutto.