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L’epilobio montano

L’epilobio montano

Di Mario Palmieri

Presente nella media montagna delle Alpi e, in particolare, nelle nostre valli antigoriane, l’Epilobio montano durante la seconda guerra mondiale fu una delle prime a spuntare tra le macerie delle città bombardate dell’Europa settentrionale e ad allietare, con i suoi graziosi fiori rosa, quei giorni tragici.
Prima della guerra veniva spesso coltivata nei giardini come pianta ornamentale e da lì si propagò grazie alle macerie rese disponibili dai bombardamenti.
In vicinanza dell’autunno le sue lunghe capsule si rompono per liberare e diffondere nell’ambiente circostante ondate lanuginose di semi.
Ha foglie larghe e i suoi fusti striscianti radicano abbondantemente e rimangono nel terreno quando la pianta viene strappata. I fiori hanno petali rosa-purpurei e sono ricchi di nettare.
Alcuni medici dei secoli scorsi erano convinti che le radici essiccate e polverizzate costituissero una panacea contro le emorragie. Ancora oggi, però, fiori e foglie essiccate vengono utilizzati per preparare infusi dolci e molto salutari, grazie anche alle proprietà astringenti e detergenti efficaci per fare gargarismi e per la cura della bocca.
Nei Paesi del Nord Europa si consumano i giovani germogli e il midollo dei fusti crudi in insalata, oppure cotti come ortaggi.
E, per concludere, alcune specie di Epilobio sarebbero utili come foraggio per gli asini.